| Notiziario Gemini Europa - Febbraio 2002 |
Dopo
la tragedia dell’11 settembre 2001 tutto è cambiato nel mondo. L’avevamo
sentito dire anche due anni fa quando è scoppiato il boom di internet
e della new economy.
Nel
primo caso - ultimo in ordine di tempo - reazioni emotive hanno avuto il potere
di distorcere l’andamento delle Borse nel mondo con conseguenze catastrofiche,
diminuzione di profitti e fallimenti.
Nel
secondo caso - internet e new economy - le conseguenze non sono state insignificanti:
eccessivi investimenti ad alto rischio e quindi perdite e fallimenti.
In ambedue le situazioni si è risposto da molte parti in maniera estrema ad avvenimenti percepiti come estremi. Non vogliamo qui riparlare della teoria del caos, (http://www.geminieuropa.com/agosto_98.htm ) ad ogni modo, i due avvenimenti sono solo un esempio di come le cose cambiano rapidamente, in modo imprevedibile e certamente non lineare.
E questi sono avvenimenti macro.
Che
cosa dire dei cambiamenti che avvengono in scenari più limitati?
Un
socio che abbandona, un concorrente che entra prepotentemente nel mercato, un
manager che decide di passare alla concorrenza...
Il
tema di oggi è a questo punto: "La strategia è ancora importante?".
In effetti
ha ancora senso, in un periodo in cui le situazioni cambiano così rapidamente
ed in modo imprevedibile, gestire le imprese applicando le metodologie razionaliste
di Ansoff e Porter, per citare i più importanti? Vale a dire, è
ancora possibile fare affidamento sui noti strumenti di logica economica e strategica,
magari predisponendo alternative del tipo "what if" e "how to"?
Non è
forse vero che l’applicazione di questi strumenti comporta un grande impiego
di risorse in analisi, studi, elaborazioni e quindi di tempo, e non è
forse vero che quando siamo arrivati alla fine può capitare che le premesse
su cui abbiamo basato analisi, studi ed elaborazioni sono già cambiate?
Un’altra
scuola di pensiero (Mintzberg1) ritiene che la struttura organizzativa
dell’impresa sia lo strumento principe per la gestione. Questo vuol dire che
la struttura organizzativa dell’impresa deve essere costruita in maniera tale
da essere abbastanza flessibile e knowledgeable in modo da potersi adattare
agli avvenimenti sia macro che micro. Naturalmente questo non vuol dire fare
a meno della "vision" o della "mission", o come si voglia
definire gli obiettivi dell’impresa.
E’
possibile veder l’impresa come un gruppo di attori che mettano in scena un’opera.
La
cosa si può fare in due modi.
Nel primo
caso esiste uno scrittore che descrive nei dettagli il dialogo, i movimenti,
la scena ed un regista che fa in modo da tradire il meno possibile il copione
scritto.
Nel secondo
caso esiste solo un canovaccio, un capocomico e bravi attori in grado di improvvisare.
Nel
caso dell’impresa possiamo parlare di "strategia da copione" e di
"strategia da improvvisazione". Paragoniamo in una tabella i due comportamenti:
|
strategia
da copione
|
strategia
da improvvisazione
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Basarsi
su fatti sicuri
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Sperimentare
in aree non certe
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Attendere
chiarezza di obiettivi
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Muoversi
velocemente
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Migliorare
il piano/copione
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Apprendere
dall'azione
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Seguire
il piano/copione
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Creare
nuove opportunità
|
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Mercato/spettatori
passivo
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Mercato/spettatori
attivo e origine di input
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Fiducia
nel vertice
|
Fiducia
negli attori in scena
|
La
pianificazione strategica (da copione) funziona bene in ambiente con sviluppo
lineare che abbiamo appreso non essere realistico ("l’unica costante è
il cambiamento" - Benjamin Disraeli, 1867). I fatti non sono sempre sicuri,
i risultati di una decisione si ottengono dopo; se attendiamo che gli obiettivi
siano chiari, spesso questi si muovono; il piano, quando è terminato,
spesso è già superato; il mercato è sempre meno passivo
e sempre più protagonista; il vertice non è infallibile.
In ambiente
"turbolento", invece, è necessario muoversi attuando una strategia
"da improvvisazione". Questo vuol dire organizzare l’impresa curando
al massimo "il posizionamento" e la "messa in scena".
"La
massima abilità nel disporre le truppe sta nel non avere forma certa...;
è basandosi sulla disposizione che si determina la vittoria. ...La disposizione
delle truppe deve somigliare all’acqua. ...Come l’acqua regola il suo scorrere
in base al terreno, così l’esercito deve costruire la vittoria adattandosi
al nemico.
Gli eserciti
non hanno equilibri di forze costanti, così come l’acqua non ha forma
costante - Sun Tzu, L’arte della guerra".
Si
tratta dunque di sperimentare in aree di incertezza, agire velocemente, imparare
facendo, cercare e creare nuove opportunità, ascoltare il mercato, e
innanzitutto curare al massimo il coinvolgimento, il consenso e il knowledge
di tutto il personale.
Abbiamo già detto ( http://www.geminieuropa.com/n1101_5.htm ) "Il BSC serve quando vuoi cambiare rotta" (prodotto, mercato, struttura di vendita o produzione ecc.) e gli strumenti tradizionali non ti servono più. Gli strumenti tradizionali, infatti, dipendono da una gerarchia di obiettivi definiti e da indicatori sintetici che li raffigurano. Indicatori di produttività, indicatori finanziari, quote di mercato e quant’altro forma un business plan articolato sul budget diventa improvvisamente inutilizzabile quando si deve cambiare velocemente.
E’ la Balanced Score Card che oggi è possibile utilizzare per trasformare la strategia da mero esercizio teorico ad effettivo strumento operativo condiviso.