| Notiziario Gemini Europa - Marzo 2003 |
1. Le riserve di acqua sono in “riserva”.
17 marzo - Più di 10mila rappresentanti (tra cui molti capi di stato) di 160 paesi hanno partecipato al più grande Forum mondiale dell’acqua finora mai organizzato per fronteggiare la penuria d’acqua potabile che colpisce 1,4 miliardi di persone sulla Terra. Il Forum, aperto domenica 16 marzo a Kyoto, si è concluso il 23 marzo.
Secondo il Consiglio mondiale dell’acqua, co-organizzatore del Forum assieme al Giappone, al ritmo attuale d’utilizzazione dell’acqua potabile disponibile sul pianeta, il 50% della popolazione mondiale non avrà acqua entro il 2050, contro l’attuale 30%.
Aprire il rubinetto ed accedere all'acqua potabile per noi è ormai un gesto scontato, entrato nella normalità della nostra vita quotidiana. Un gesto semplice che ha una lunga storia ed ancora non è una realtà per tutti. Storicamente la disponibilità d'acqua ha rappresentato una chiave di volta per lo sviluppo di intere civiltà. Tuttavia, oggi, un miliardo e 500 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile ed oltre 2, 5 miliardi non ne hanno abbastanza per soddisfare le proprie esigenze igieniche.
Carenze che non rappresentano solo un disagio, ma negano la vita a milioni di persone. La mancanza d'acqua a livello mondiale, costa oltre 5 milioni di vite all'anno, delle quali 5000 al giorno sono bambini, tutte concentrate nel terzo mondo.
Ed è sui problemi dell'approvvigionamento e della qualità dell'acqua, che si concentra l'attenzione delle Nazioni Unite, che ogni anno il 22 marzo, celebrano la Giornata dell'Acqua. Lo scopo di questa giornata è di sensibilizzare i cittadini del nord del mondo ad adoperarsi per non sprecare la preziosa risorsa e a fare in modo che i propri governi adottino delle politiche di salvaguardia e sviluppo delle risorse idriche nei paesi del sud del mondo.
Ma la gestione razionale delle risorse idriche non riguarda solo il sud del mondo.
Segnali preoccupanti arrivano anche dalle nazioni industrializzate, dove spesso l'abbondanza relativa dell'acqua diventa spreco nell'immediato, mettendo in pericolo le riserve per il futuro.
L'Italia sotto quest'aspetto è la pecora nera dello scenario.
Se a Berlino la percentuale di dispersione dell'acqua potabile è del 5% nel sud del nostro paese si raggiungono picchi del 50% e la situazione peggiora nel tempo.
Nel 1975 la perdita complessiva dei nostri acquedotti era del 21 per cento, su scala nazionale, mentre oggi la dispersione è arrivata al 40 per cento, contro una media europea del 13%.
Nel sud del nostro paese il 78 per cento della popolazione ha una disponibilità insufficiente di acqua e non per mancanza di risorse idriche ma per la pessima gestione della rete distributiva.
Se aggiungiamo il fatto che spesso l'acqua potabile è utilizzata, male, per usi agricoli ed industriali, abbiamo un quadro complessivo della situazione nel nostro paese non esaltante. C'è da preoccuparsi, inoltre, se si pensa che il 97 % dell'acqua potabile nel nostro paese proviene dalle falde acquifere sotterranee, a grave rischio d'inquinamento chimico come hanno dimostrato i casi di cronaca della storia recente. Sarebbe auspicabile preoccuparsi dell’ambiente, prima che sia troppo tardi.Ad esempio, preoccupandosi che i siti di smaltimento rifiuti siano realmente “puliti”, e che tutti abbiano una maggiore consapevolezza nei confronti dell’ambiente e dell’importanza di un comportamento eticamente corretto. Ma purtroppo, la realtà italiana non da segnali di questa “pulizia” anzi.
Allora il nostro suggerimento si dirige verso due normative in grado di favorire il giusto approccio imprenditoriale “pulito”:
Per un approccio “ambientale”: Ambientale
Per un approccio “etico”: Etico