| Notiziario Gemini Europa - Marzo 2003 |
2. Illegalità ambientale: la pecora nera è l’Italia.
Dal rapporto del Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente emerge che più di 4 controlli su 10 sono fuori norma, il 43% del totale.
Dopo un anno di controlli effettuati dal Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente emerge una realtà estremamente “inquinante”. Le Eco-infrazioni sono diffuse su tutto il territorio nazionale con punte in Lombardia ed in Campania. Per fortuna ci sono anche aree estremamente virtuose come le province di Biella, Sondrio Cremona o Pordenone dove i controlli ambientali “fuori norma” sono pari a zero.Il Rapporto, presentato dal Ministro Mattioli, sarà senz’altro utile per definire ed indirizzare l’azione di governo ambientale, soprattutto in quelle aree che hanno mostrato una maggiore criticità nel corso dei controlli. Inoltre il rapporto mostra che l’Italia non è a due velocità per quanto riguarda l’illegalità ambientale. Il fenomeno si estende da Nord a Sud, senza differenze geografiche.
I dati:
Nel 2001 sono stati compiuti 13.663 controlli, di questi ben 5.876 hanno evidenziato enormi infrazioni alla normativa ambientale con un livello di illegalità del 43%.
I settori maggiormente critici sono l’inquinamento acustico con un livello di illegalità del 54,2%, l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento paesaggistico (abusivismo edilizio) entrambi con il 47,6%.Tra gli obiettivi controllati sono stati registrati assetti critici nell’agricoltura (55,8%) e soprattutto nell’industria (48,9%).
Tra le Regioni a maggiore tasso di infrazioni la Lombardia con il 62,3% di illegalità, seguita dalla Campania con il 60,4%, la Sicilia con il 54%. Più virtuose invece la Valle D’Aosta con il 7,1%, la Provincia di Trento con il 16,1%, la Provincia di Bolzano con il 20,5%, la Sardegna con il 31%, il Veneto con il 32%, l’Emilia Romagna con il 33,1% ed il Lazio con il 34,7%.
Buoni segnali per il ciclo dei rifiuti:
Una tendenza positiva viene riscontrata nel 2002 per il ciclo dei rifiuti. I primi dati elaborati dal Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente mettono in luce questo consistente miglioramento, proprio a dimostrare come i controlli servano da deterrente all’illegalità.Il livello di illegalità che era del 39,1% nel 2001 è sceso infatti al 34,9% nel 2002.
Un altro elemento significativo, secondo noi, è quello relativo ai depuratori che nel 2001 registravano un livello di illegalità del 34,2% per scendere nel 2002 al 23,5%. Per la gestione dei rifiuti si è passati dal 51,1% al 40,5%. Per i siti di smaltimento c’è invece una minima diminuzione: dal 56,2% al 56%, mentre un lieve aumento si nota per quanto riguarda i siti di trattamento dove si passa dal 39,8% al 40,%.
Questi dati, confermano un aspetto fondamentale: oggi la ricerca del “profitto”, in ogni azienda, deve necessariamente essere in linea con una sempre maggiore attenzione verso l’Ambiente.
Meno inquinamento vuol dire maggior profitto in termini economici (evitando sprechi, sanzioni, sospensione dell’attività …), ma anche in termini di attrattività per il mercato sempre più orientato verso i fornitori “puliti”.Per ulteriori informazioni, o per un preventivo gratuito, suggeriamo: Diagnosi Gratuita