| Notiziario Gemini Europa - Aprile 2001 |
Forse non tutti sanno che:
E-commerce, al via incentivi per 10.000 imprese italiane
Credito d'imposta del 60% sulle spese di avvio.
Pronto il bando per l'assegnazione di 240 miliardi. Le aziende dovranno unirsi per il lancio di portali.
240 miliardi di lire, pronti ad essere distribuiti a migliaia di piccole e medie imprese italiane. Con l'obiettivo di aprire le porte del commercio elettronico. I fondi erano stati stanziati con la legge finanziaria, e facevano parte del pacchetto governativo di incentivi all'innovazione tecnologica. Da oggi, però, le imprese possono presentare al ministero dell'Industria i loro progetti: con la pubblicazione del bando, infatti, si apre ufficialmente la procedura che dovrebbe portare, entro la fine dell'anno, all'assegnazione dei primi finanziamenti.
I contributi (che saranno goduti sotto forma di credito d'imposta) andranno alle singole imprese. Ma solo se saranno in grado di unirsi tra loro in base del segmento di mercato nel quale operano. Il bando prevede infatti che siano finanziati portali verticali organizzati da gruppi di almeno venti aziende. "Il problema dell'e-commerce - spiega il sottosegretario all'Industria Stefano Passigli - è che Internet è un mare magnum in cui si trovano uno accanto all'altro milioni di operatori. Le imprese che si affacciano alla Rete hanno soprattutto difficoltà nel guadagnarsi visibilità. L'idea di aiutare le imprese simili che si uniscono per promuovere e vendere i loro prodotti nasce proprio dalla volontà di superare questo scoglio".
I progetti selezionati potranno usufruire di un credito di imposta pari al 60 per cento delle spese di creazione e avviamento del portale (comprese quelle di formazione del personale). Il contributo massimo sarà di 100.000 euro, vale a dire circa 200 milioni di lire. "Visto che ciascun portale dovrà essere sostenuto da almeno 20 aziende, ma spesso saranno molte di più, prevediamo che alla fine beneficeranno dei finanziamenti circa 10.000 piccole e medie imprese", aggiunge Passigli.
I tempi di attuazione del piano sono molto rapidi. Le domande potranno essere ricevute fino alla fine di luglio. Poi saranno esaminate da un gestore esterno, che sarà selezionato nelle prossime settimane, e avrà 90 giorni di tempo per fare le graduatorie. "Entro la fine dell'anno - garantisce Passigli - i contributi saranno assegnati alle imprese".
Ma sulla base di quali criteri saranno scelti i progetti? Il bando - disponibile in Rete sul sito del Ministero dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato - stabilisce una serie di principi che, in fase di valutazione, si trasformeranno in punti. Saranno avvantaggiate le aggregazioni più numerose, anche perché permetteranno di abbattere i costi di creazione del portale. Le piccole e medie imprese avranno una corsia preferenziale. Saranno poi valutati con punteggi più alti i portali tradotti in lingue diverse dall'italiano, quelli che possono contare su migliori dotazioni tecnologiche, su sistemi di pagamento sicuri e su una organizzazione puntuale della logistica.
La legge sull'editoria
La norma prevede la registrazione dei siti di informazione
"Le nuove regole riguardano solo le imprese editoriali"
Arriva senza preavviso sottoforma di una valanga di e-mail. Messaggi preoccupati. "Dovrò registrarmi? Dovrò chiudere il mio sito? Rientro nella nuova legge?". Con la velocità che ha solo la Rete, la preoccupazione cresce, si moltiplica e sfiora il panico. La causa: la nuova legge sull'editoria entrata in vigore due giorni fa. Le "vittime": centinaia di persone che hanno o gestiscono, per hobby o per lavoro, da sole o con altri, un sito Internet. Perché, tra i molti aspetti che la legge regola, c'è un nodo centrale: quello che riguarda l'informazione su Internet.
Tutto ruota intorno al concetto di "prodotto editoriale" che, secondo la nuova legge, è quello "realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o comunque alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora e televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici".
Che cosa significa? Significa che d'ora in poi, le regole che valgono per l'editoria "classica" (giornali, riviste, libri) ora valgono anche per l'editoria multimediale. Nello specifico, se un sito Internet fa informazione periodica, deve essere registrato come se fosse un normale giornale periodico. Questo, per poter individuare un responsabile (il direttore) delle informazioni che vengono diffuse.
In che modo? Basterebbe che l'autore del sito si iscrivesse all'albo dei giornalisti professionisti, al registro dei pubblicisti oppure, e questa è la novità, al registro degli operatori di comunicazione che l'Autorità garante per le comunicazioni sta per stilare. In questo modo, il sito avrebbe un responsabile che risponde delle informazioni che diffonde.
Ma ecco che sorgono i problemi. Quali sono i siti che si devono registrare? Tutti? Quali sono i siti che rientrano nella definizione di diffusori di un "prodotto editoriale"? Questo aspetto ha scatenato una serie di reazioni preoccupate di persone che hanno un sito Internet e che non sanno che cosa fare. Non sanno se devono registrarsi, se il contenuto delle loro pagine costituisce informazione, che cosa si intenda per informazione.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l'editoria Vannino Chiti invita alla calma: "Questa legge non è una legge normativa di Internet, ma dell'editoria. Riguarda solo le imprese editoriali. Chi ha un sito amatoriale deve stare tranquillo". La discriminante fondamentale, aggiunge, che separa un sito che fa informazione da uno che non la fa è la periodicità, cioè la continuità nel tempo della diffusione delle notizie.
Certificazione ambientale: l'Italia raddoppia
In crescita il numero delle imprese e dei prodotti in "regola". Anche se l'industria italiana resta lontana dalle capolista della classifica europea: Germania e Gran Bretagna.
L'Italia conquista il sesto posto in Europa per la certificazione ambientale e figura ai vertici per "l'etichetta ecologica", anche se le imprese certificate rappresentano ancora una quota esigua sul totale. Le aziende certificate secondo lo standard iso 14001 sono, infatti, arrivate a quota 724, il doppio rispetto all'anno precedente, ma rappresentano solo il 7% del totale Ue. Nonostante il recupero, l'industria italiana resta così lontana da paesi come la Germania che vanta 2.400 certificazioni, la Gran Bretagna, 1.400, la Svezia, 1.370, la Francia, 802 e Olanda, 800.
Stando sempre ai dati, nel 2000 sono anche raddoppiate le aziende che hanno ottenuto la convalida della registrazione Emas, raggiungendo a fine marzo le 51 imprese.
Le parole chiave dell'eco-industria:
· Emas: Nato nel '93 grazie al Regolamento n.1836-Emas, l'eco management and audit scheme è uno schema ad adesione volontaria aperto a tutte le aziende del settore industriale e, a partire dalla fine dell'anno, anche a tutte le attività economiche e ai servizi. Per ottenere la registrazione del sito industriale le impresa devono ottemperare ad alcuni requisiti previsti dal regolamento. Primo fra tutti l'impegno del vertice aziendale al sistematico rispetto della legislazione ambientale e alla definizione di obiettivi di miglioramento ambientale, che devono essere programmati, quantificabili, conseguibili e verificabili. L'adesione a Emas obbliga le aziende a una dichiarazione ambientale. La certificazione è riconosciuta a livello europeo.
· Ecolabel: Si tratta del marchio europeo che certifica le performance ecologiche di prodotto. Creato nel '92, il sistema mira a incoraggiare i fabbricanti a progettare prodotti in regola dal punto di vista della tutela ambientale. I prodotti che rispondono a standard ben precisi possono fregiarsi del marchio della margherita ed essere identificati dai consumatori come prodotti ecologici.