| Notiziario Gemini Europa - Aprile 2002 |
Suona la sveglia,
bisogna correre, …altrimenti arriverò tardi in ufficio. Non trovo
la camicia stirata, la cravatta, i pantaloni, …non faccio colazione così
guadagno tempo.
E poi,
fuori il caos. Tutti indaffarati, nervosi, già stanchi corrono al
lavoro.
Non è
lo sfogo di un lavoratore "atipico", ma è il "tipico"
commento di un lavoratore.
Oggi, in molte città, andare a lavorare è già un lavoro. Arrivati in ufficio, dopo molte peripezie, si sente quasi il desiderio di riposarsi per essere in grado, alla fine della giornata, di tornare a casa.
L’alternativa
a tutto questo? Scartando la possibilità di non lavorare, non ci
è concesso, bisogna trovare una soluzione che migliori la produzione
e la qualità della vita.
Una,
neanche tanto nuova, ma mai sviluppata sufficientemente è il telelavoro.
Basta un telefono, un fax ed un computer e si potrebbe restare tranquillamente
a casa.
Negli Stati
Uniti i telependolari erano quattrocentomila nel 1990, un milione e quattrocentomila
nel 1991 e due milioni e quattrocentomila nel 1992.
Paul
Mockapetris (presidente dell'Ietf, l'Internet engineering task force) anticipa
che saranno dieci milioni nel 2000, trenta milioni nel 2010 e cinquanta
milioni nel 2020. Questa previsione forse un po’ esagerata, evidenzia tuttavia
la forte crescita di questo nuovo modo di concepire il lavoro.
Questo
perché, così concepito, il lavoro è più efficace.
Infatti evita i tempi morti degli spostamenti pendolari fisici e si adatta
bene al progressivo passaggio della forza lavoro dall'agricoltura, dall'industria
e dai servizi convenzionali al terziario più o meno avanzato. Sembra
credibile che entro una ventina d'anni solo il 12% dei lavoratori italiani
sarà attivo in industria e agricoltura, mentre il 38% fornirà
servizi tradizionali e il 50% raccoglierà, genererà, elaborerà
e diffonderà dati, informazioni, conoscenza, progetti, studi.
E' verosimile
che allora il 20% di questa ultima categoria (circa due milioni di persone)
lavori senza spostarsi da casa per una buona porzione della settimana lavorativa.
Analizziamo
ora: le motivazioni del telelavoro, le tendenze tecnologiche prevedibili,
le mansioni che sono e saranno richieste, i settori di applicazione, le
conseguenze sociali.
Le motivazioni.
I prestatori d'opera possono essere indotti al telelavoro dalla conseguente
possibilità di eliminare i tempi morti e i costi per gli spostamenti
pendolari tra abitazione e ufficio. Il telelavoro, dunque, elimina gran
parte dello stress dei pendolari fisici. (I francesi definiscono la
vita del pendolare con la battuta: dodo-metro-boulot, cioè:
nanna- metropolitana-lavoro).
Chi lavora otto ore al giorno percepisce come onere aggiunto eccessivo un tempo totale di viaggio superiore a un’ora.
Quindi,
lavorare a casa propria può essere più confortevole che
non nelle sedi aziendali. La possibilità di organizzare la propria
attività in completa autonomia è apprezzata particolarmente
da giovani esperti individualisti, che vengono chiamati yiffy,
cioè young, independent, freedom-loving,
few (giovani, indipendenti, amanti della libertà, rari).
Molti lavoratori apprezzano anche la possibilità di inframmezzare
il lavoro ad attività domestiche come la cura dei figli. Altri,
invece, trovano che la propria casa costituisca una fonte continua di
distrazione tanto che non riescono a concentrarsi sulle loro mansioni.
Altri, invece, soffrono del distacco dai rapporti sociali offerti dall'ambiente
di lavoro e si sentono soli e alienati.
Alcuni dirigenti di aziende hanno indicato, in sondaggi, che l’aumento
di produttività dovuto al telelavoro può essere stimato
in una percentuale compresa fra il 5% e il 40%, ed anche l'assenteismo
si ridurrebbe.
Altro elemento
che motiva le imprese a instaurare rapporti di telelavoro con i dipendenti
è la possibilità di ridurre le dimensioni degli uffici.
Se una buona percentuale dei dipendenti lavora a casa quattro giorni
alla settimana serve meno spazio, con conseguente risparmio nelle spese
per gli affitti.
L'organizzazione.
Organizzare il telelavoro di un'azienda, anche media, implica progettare
un sistema con ovvie difformità rispetto alle strutture aziendali
tradizionali. Andranno dunque stimati e calcolati gli oneri per personale,
hardware, locazione dei canali di comunicazione, eccetera e i livelli
di produttività ottenibili.
Il controllo dei lavoratori non si effettua più sul tempo lavorato
ma sui risultati, come per altro sarebbe desiderabile anche nelle aziende
tradizionali e nelle amministrazioni pubbliche. La valutazione del lavoro
dei dipendenti effettuata su elaborati alfanumerici e grafici resi disponibili
su computer è già usuale nelle aziende più avanzate
attive nel terziario. Quindi il monitoraggio del telelavoro è
del tutto simile a quello già organizzato da tali aziende. Si
sostiene che fra i dirigenti anziani sia diffuso il timore che il telelavoro
produca una totale anarchia e renda impossibile il coordinamento. Non
esistono, però, ragioni concrete perchè si verifichino
questi inconvenienti. Basti pensare che il telelavoro può essere
organizzato facendolo svolgere anche in Paesi stranieri, dove il suo
sviluppo è favorito dai livelli bassissimi dei salari. In questo
caso più che parlare di telelavoratori si dovrebbe parlare di
teleimmigrati.
Il telelavoro, oltre che in casa, può essere svolto in centri attrezzati siti in località periferiche rispetto alle sedi aziendali e vicine al baricentro delle abitazioni di un numero significativo di dipendenti.
L'organizzazione del telelavoro comporta un accurato addestramento dei dipendenti a comunicare efficacemente a distanza. Già oggi si conseguirebbero vantaggi notevoli insegnando a telefonare correttamente: la grande maggioranza dei lavoratori non si pone nemmeno il problema di ridurre la durata delle comunicazioni (con vantaggio proprio e di tutti gli utenti della rete) né tanto meno si preoccupa di usare, quando è necessario, una ridondanza calibrata, evitare ambiguità, ricorrere allo spelling di nomi e parole insolite, equilibrare il ricorso a messaggi parlati, fax ed e-mail. Ovviamente il corretto impiego dei protocolli e delle apparecchiature dovrà essere insegnato agli operatori in modo formale e controllato, non affidandosi all'improvvisazione.
Tendenze
tecnologiche.
Siamo ancora nella preistoria del telelavoro. E' vero che basta
avere un personal computer, un modem e un accesso a un nodo Internet
o a un gate World wide web per poter lavorare in rete. Però,
se viaggiamo, succede ancora che il telefono disponibile non sia equipaggiato
con un jack telefonico moderno. Allora connetterci è difficile,
ma queste banali inadeguatezze sono transitorie. Infatti, le innovazioni
necessarie si stanno diffondendo rapidamente. Finora gli aumenti di
velocità, capacità, funzioni hanno sorpassato le previsioni
più ottimistiche e possiamo attenderci che continuino a farlo.
Quindi vedremo probabilmente entro pochi anni: personal computer che funzionano a decine di Gigaflop al secondo, accesso alle macchine mediante tastiere, voce, tatto, onde elettroencefalografiche e trasmissione velocissima di dati e grafica ovunque nel mondo attraverso reti che usano radio, cavi, satelliti. Attualmente gli utenti delle reti riescono a soddisfare le proprie esigenze di comunicazione con estrema lentezza perché i canali con cui sono connessi trasmettono dati solo a poche migliaia o a poche decine di migliaia di bit/secondo. Queste velocità stanno già crescendo. Si potrà arrivare ad alcuni milioni di bit/secondo, usando fra l'altro anche le trasmissioni attraverso satelliti Leo (Low earth orbit od orbita terrestre bassa, alcune centinaia di chilometri). E' immaginabile che si arrivi a 100 milioni di bit/secondo usando reti e tecnologie già contemplate per la rete Ethernet.
Mansioni
presenti e future.
E’ ovvio che il telelavoro è particolarmente conveniente quando
l’obiettivo sia quello di elaborare dati simbolici (in genere alfanumerici,
ma anche costituiti da grafici e icone). Non se ne deve dedurre che
il telelavoro si diffonderà solo per gli addetti a uffici studi
e progetti, amministrazione, editoria, statistica, governo centrale
e locale.
Infatti si sono avuti esempi di operazioni chirurgiche delicate eseguite da medici addestrati che azionavano a distanza strumenti agenti sul paziente che si trovava in un altro continente.
E’ ben noto che manipolazioni a distanza vengono eseguite normalmente quando si debbano trattare oggetti pericolosi (esplosivi, sostanze radioattive).
Quindi,
il telelavoro potrà essere vantaggioso quando l’investimento
in hardware, rete e sistema sia ampiamente bilanciato dall’aumentato
rendimento delle prestazioni di personale estremamente specializzato
e ancora raro.
Le abilità
di base richieste a chi fa telelavoro sono facilmente immaginabili.
Esse comportano:
- conoscenze essenziali di informatica;
- familiarità con i terminali usati;
- flessibilità nel passare a standard diversi e nel seguire le
innovazioni che si presentano di continuo;
- capacità di comunicare per iscritto in modo conciso e corretto;
- capacità di organizzare indipendentemente il proprio tempo
e le proprie risorse;
- trasmettere con puntualità e tempestività ogni risultato
prodotto che abbia adeguata rilevanza e ogni informazione che possa
rappresentare un segnale di emergenza.
Non bisogna ritenere, inoltre, che i progressi più spinti della
tecnologia possano rendere obsoleta gran parte delle prestazioni umane.
Se l’addestramento dei lavoratori è scarso l’impiego di strumenti e sistemi integrativi non basta a garantire un’alta produttività. La creatività umana, quindi no è messa in discussione.
Settori
di applicazione.
Come già accennato, il telelavoro si espanderà in modi
più rapidi e drammatici nei settori in cui la linfa vitale è
l'informazione. La tecnologia delle telecomunicazioni, infatti, dirotta
i messaggi relativi su canali nuovi, ben adatti a essere gestiti, appunto,
mediante il telelavoro.
Conseguenze
sociali.
Il
telelavoro si è diffuso internazionalmente anche per sfruttare
le enormi differenze di livello salariale fra i vari Paesi. Paradigmatico
il caso della Jamaica digiport international (joint venture di At&t,
dell'inglese Cable and wireless e di Telecommunications of Jamaica)
che fornisce servizi di data-entry ad aziende americane specializzate
nella elaborazione dati. I 600 dipendenti in Jamaica immettono in rete
il loro lavoro e il loro salario medio è inferiore al 20% di
quello corrispondente americano. I dipendenti stranieri che telelavorano
per aziende in Paesi a reddito più alto si possono considerare
veri e propri immigranti elettronici.
Infine il telelavoro sta avendo influenza notevole sul lavoro femminile.
Le donne sono il 44% della forza lavoro negli Stati Uniti e il 35% in
Italia, ma tali percentuali stanno crescendo. Alle donne con figli piccoli
il telelavoro conviene più di quello tradizionale. Secondo taluni,
le leggi italiane che proteggono le lavoratrici madri sono tanto favorevoli
da rendere non impiegabili le donne in età fertile. Il telelavoro
potrà modificare questo stato di cose consentendo alle donne
una normale vita biologica e familiare pur svolgendo lavoro innovativo
di alta qualità. Motivazione e produttività cresceranno
con vantaggio delle lavoratrici, delle aziende e della società.
Il telelavoro, concludendo, serve a emancipare i lavoratori, li aiuta
a lavorare meglio con meno fatica e meno tempo, offrendo anche occasioni
continue di formazione. L'impatto sociale è enorme, largamente
positivo, comunque inevitabile.
I vantaggi del telelavoro sono allettanti; gli svantaggi sono eliminabili
o attenuabili se si applica il metodo in modo intelligente e se il concetto
stesso di telelavoro viene ripulito dagli stereotipi che già
lo accompagnano.