| Notiziario Gemini Europa - Maggio 2001 |
1. Il nuovo mercato europeo inizia a dettare le nuove condizioni: Per essere vincenti sul mercato è necessario offrire garanzie di qualità ed efficienza.
Anche la formazione inizia il suo lungo cammino verso la Certificazione, verso
un percorso pensato per garantire un servizio qualitativamente migliore e la
garanzia di una ottimale progettazione e gestione, tutto questo nell'ottica
di migliorare continuamente i servizi offerti. Ovviamente anche in questo l'Italia
è in ritardo. E come qualcuno potrebbe dire: e ti pareva.
Secondo una stima autorevole l'Italia per questa attività occupa il trentaduesimo
posto. Ma quanti hanno preso coscienza della situazione? Quanti hanno deciso
di guardarsi intorno, quanti sono consapevoli degli sforzi da compiere ed hanno
scelto di cominciare a camminare nella sola direzione possibile, quella della
"Qualità", unica via per il recupero di competitività?
E qual è il ruolo che gioca la formazione in tutto questo?
Il sistema formativo italiano non può che sentirsi coinvolto come primo
attore nel processo di rinnovamento e rilancio di un Paese pesante; certo le
spinte al cambiamento dovute alle attività formative dipendono dai budget
assegnati e quindi dal management, ma se è vero, come è vero,
che le direzioni aziendali hanno sempre fatto fatica a capire l'importanza di
questo tipo d'investimento (immateriale), ci si deve anche chiedere cosa è
stato fatto per cambiare questo atteggiamento.
La risposta permette di allargare la prospettiva del discorso e indicare una
via, la via, per rendere la formazione efficace ed in grado di favorire le imprese
rispetto alle sfide della competitività dei mercati mondiali. Questa
via è la via della certificazione.
Un traguardo che si può raggiungere procedendo per passi successivi,
quali il riferimento a precisi standard già riconosciuti a livello europeo
ed internazionale, la misurazione del risultato dell'intervento formativo, la
chiara distinzione tra chi prepara e chi qualifica ed infine un cliente/committente
in grado di formulare precise richieste a chi eroga formazione.
Solo l'ultimo passo di tutto questo è la certificazione. L'ultimo ed
il fondamentale, perché li raccoglie tutti. Cerchiamo di capire
meglio da dove nasce questa esigenza nel nostro campo specifico e cosa si può
fare per essere attivi in tale processo.
Se vogliamo essere coerenti con il ragionamento cominciato, allora il riferimento
primo è alle norme ISO.
Una premessa d'obbligo è il fare sempre riferimento alla norma UNI EN
ISO 8402, che contiene termini e definizione della qualità.
La domanda cui le ISO ci aiutano a rispondere è: esiste già uno
standard di riferimento? Naturalmente la risposta è implicitamente affermativa.
Adottare un sistema di norme che consenta un'armonizzazione a livello europeo
è importantissimo perché significa scegliere la via migliore per
ridurre i tempi ed i costi del mettersi in linea con i principi della qualità,
che, non ci si deve stancare di ripeterlo, sono quelli che possono riportare
il Paese a competere in termini di innovazione e a guardare agli scenari futuri
come un possibile protagonista.
Il mettersi in linea significa anche saper accogliere ciò che hanno già
fatto altri paesi europei. I francesi lavorano già da alcuni anni su
un documento AFNOR (Association Francaise de Normalisation) che è uno
studio, un programma di orientamento per le imprese nel formulare richieste
per interventi formativi. In Gran Bretagna è estremamente positiva l'esperienza
di "Investors in people", che è uno standard e un premio, un
metodo ed un riconoscimento che stimola le direzioni aziendali ad investire
in formazione e sviluppo delle risorse umane per raggiungere gli obiettivi di
business dell'impresa.
Beh, bisogna aspettare fiduciosi, prima o poi arriverà anche da Noi.
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