| Notiziario Gemini Europa -Ottobre 2001 |
Da Espansione di ottobre (N° 6/2001)
D.:
In quali aree opera Gemini Europa?
R.: Gemini Europa, società di consulenza di direzione, si occupa
di formazione manageriale e di assistenza alle imprese nell'implementazione
dei Sistemi di Gestione della Qualità e Ambiente in conformità
con le norme UNI EN ISO 9001:2000 e 14001:96.
D.: In cosa consiste il vostro metodo formativo?
R.: Ci occupiamo di formazione dal 1984. Sin dall'inizio i nostri corsi
si basavano sugli aspetti pratici e sulla partecipazione attiva dell'aula.
Il passo successivo (1997) è stato quello di portare in Italia i
metodi formativi più avanzati che superassero i limiti dei corsi
tradizionali. Siamo infatti esclusivisti per l'Italia, della Practice Simulation
di proprietà della Mcc International b.v. (Olanda). Questi corsi,
che simulano la gestione di un'azienda in tutte le attività strategiche,
dal marketing all'amministrazione, alla soddisfazione del cliente e del
personale, per intenderci, sono basati sul principio di Kolbe: learning
by doing. Si partecipa in squadre 3/5 persone gestendo un'azienda virtuale
e concorrendo con le altre squadre/aziende in una situazione di continua
concorrenza nell'acquisizione delle quote del mercato, nella soddisfazione
dell'azionista e del cliente, come nella realtà del resto.
D.: Quali sono le principali problematiche dei corsi di
formazione on line?
R.: Prima di elencare le "eventuali" problematiche diciamo subito
che i vantaggi sono molti e tutti importanti: permette l'utilizzazione di
materiali didattici di alta qualità, offre la possibilità
di creare percorsi individuali, abbatte i costi di progettazione e produzione
attraverso la ripetibilità dei moduli in diversi contesti, è
accessibile anche a utenti occupati a tempo pieno. Consente all'utente di
rimanere nella struttura lavorativa in cui opera, rendendo immediatamente
spendibile e verificabile quanto acquisito grazie a sistemi di autoapprendimento
e di autovalutazione. Detto questo, le problematiche in questo tipo di formazione
possono essere ricondotte al rapporto che si instaura fra tutor e discenti.
Nel senso che la principale difficoltà sta' proprio nell'interazione
che si crea fra questi due soggetti. Per un reale apprendimento, dev'essere
la predisposizione del discente all'utilizzo di questo strumento per formarsi,
e non più l'aula. Questo presuppone una necessaria dimestichezza
con Internet e le sue applicazioni, un approccio positivo e quasi di auto
apprendimento. Se queste premesse vengono rispettate, allora un corso on
line vale molto più di uno in aula
D.: In quali settori trovano maggior diffusione?
R.: Sicuramente le grandi aziende, quelle cioè con la necessità
di formare molte persone e magari contemporaneamente. Questa necessità,
con i sistemi tradizionali comporterebbe enormi perdite, per l'allontanamento
dei discenti, per le spese di spostamento e d'alloggio, ma soprattutto per
il rallentamento del normale ciclo produttivo. Con i corsi on line tutto
ciò viene brillantemente superato. Tuttavia, per la nostra esperienza
maturata in venti anni di formazione, posso tranquillamente dirLe che anche
le piccole e medie imprese sono sensibili a questa formazione. I motivi
sono differenti ma altrettanto giusti. Il primo è sicuramente l'abbattimento
dei costi, non ci sono spostamenti (essendo a distanza) quindi nessun costo.
Poi anche qui, come nelle grandi aziende la possibilità di formare
senza rallentare il normale ciclo produttivo è un elemento non trascurabile.
D.:
Quali sono i principali ostacoli alla loro diffusione?
R.: Si potrebbe dire: uno di natura tecnica, ovvero la scarsa dimestichezza
col mezzo, ed un altro di retaggio culturale tipicamente italiano che ha
sempre visto la formazione come un momento di svago, di vacanza, un premio
che va sfruttato per rilassarsi, per evadere dall'ufficio e non per migliorare
le proprie capacità professionali.
D.: Molti sostengono che i costi dell'e-learning siano
alti e che convenga solo ad aziende con centinaia di dipendenti. Le pmi
sono quindi tagliate fuori?
R.: Tutt'altro. Uno dei motivi di diffusione dei corsi a distanza consiste
proprio nella riduzione dei costi. Perché, così come accennato
prima, la mancanza di spese di trasferimento, di alloggio e di costo docente
riduce enormemente il costo. E poi, è bene ribadire che, sfruttando
Internet e quindi la possibilità di fare tutto a distanza (ognuno
davanti al proprio PC) si riducono disservizi, rallentamenti produttivi,
perdite di efficienza, che per un'azienda con un corso tradizionale sono
oggettivamente altissimi.
D.: Che tipo di monitoraggio dell'apprendimento bisogna
prevedere perché la formazione on line sia efficace?
R.: Per fortuna anche in questo Internet ci da una grossa mano. Gli strumenti
a disposizione sono tanti e tutti validi. Si possono prevedere dei momenti
intermedi di verifica per misurare: la frequenza di collegamento alle pagine
del corso, il tempo medio di permanenza su ogni pagina, e questo ci da la
possibilità di capire quali tematiche sono state approfondite e per
quanto tempo, quelle trascurate e quindi da sviluppare con ulteriori moduli
formativi, ad esempio. Oltre ovviamente ai questionari di auto valutazione
(intermedi e finali).
D.: Qualcuno sostiene che, perché il sistema possa
dare un reale vantaggio competitivo, l'azienda che si avvale dell'e-learning
non deve soltanto investire nello strumento ma cambiare al suo interno.
Qual è il suo parere in merito?
R.: Giustissimo. A tal proposito giorni fa leggevo che alcune tra le più
grandi aziende della Net Economy hanno lanciato un allarme, i loro dipendenti
rimangono collegati ad Internet in media due ore al giorno a leggere la
posta (email), a "chattare" con amici e colleghi. E questo, secondo
loro, rappresenterebbe una notevole perdita di efficienza e quindi un costo
da ridurre.
Tutto risulta di difficile comprensione perché se è vero che
per "misurare" un'azienda la valutazione degli attivi e dei passivi
è sicuramente un elemento importante non è sufficiente, almeno
secondo Noi. L'utile e la perdita non sono sufficienti a stimare la "bontà"
di un'iniziativa, oggi. La reale valutazione di un'azienda non può
prescindere da alcuni elementi intangibili che, tuttavia, sono indicatori
concreti della sostenibilità nel tempo del business.
Dunque, da cosa dipende il valore di un'azienda? Per quali ragioni alcune
imprese hanno un valore di mercato molto superiore al loro valore contabile?
Perché aziende di successo perdono rapidamente valore e imprese prive
di profitto sono sopravalutate dagli investitori?
Il valore di un'impresa dipende oggi sempre meno dai suoi asset tradizionali
e sempre più dai suoi asset intangibili. Un'impresa può oggi
definirsi ricca, vitale, competitiva non quando possiede ingenti risorse
economiche e finanziarie ma quando dispone di un elevato capitale intellettuale.
La capacità di innovare, le competenze e il know-how delle persone,
l'immagine aziendale, il patrimonio di relazioni instaurate con il mercato
e i clienti, sono questi gli elementi del capitale intellettuale che concorrono
in misura sempre maggiore a determinare il valore di un'azienda e la sua
capacità di competere sul mercato.
Le attuali metodologie di accounting, basate esclusivamente su indicatori
economico-finanziari, attraverso il bilancio d'esercizio evidenziano un
buon risultato nella gestione passata ma nulla, o molto poco, dicono sulla
sostenibilità di tale risultato nel futuro e sulla capacità
competitiva dell'impresa. Quindi se cambiare vuol dire migliorarsi continuamente
allora si, è necessario un continuo ripensamento.
D.: Quale futuro per il mercato europeo?
R.: Innanzitutto bisognerebbe chiedersi qual è il futuro per il mercato
italiano. Perché nel resto d'Europa è ben chiaro che questo
modo di erogare formazione sarà il futuro, oltre a rappresentare
già il presente. Inoltre, bisognerebbe chiedersi quando Internet
diverrà uno strumento solido, veloce e privo degli attuali buchi
applicativi che ovviamente rallentano questa evoluzione che tuttavia è
inarrestabile.