| Notiziario Gemini Europa - Ottobre 2001 |
Se ne parla, anzi se ne chiacchiera. In taxi come nei ministeri o nelle aziende. E l'emergenza diventa un alibi per rinviare gli impegni.
La
guera, c'è la guera, rigorosamente con una " r " e Roma
per qualche giorno si risveglia diversa, persino inquieta, persino impaurita.
La guerra è un'emergenza, una novità imprevista e sconvolgente,
vorrebbe costringerci a mutare abitudini, magari a riflettere; ma è
anche una scocciatura, un'intrusione, un fuoriprogramma indesiderato. E
se poi la guerra non scoppia o viene dilazionata, se l'attesa si prolunga
un po' troppo e la tensione inesorabilmente sfuma e sbiadisce, beh, allora
oltre che una scocciatura "la guera" rischia anche di apparire
una bufala, "una sola"
Estratto da un interessante articolo, uscito
su Panorama di ottobre, lo riproponiamo all'inizio del notiziario per riflettere,
non tanto sulla guerra (ve lo risparmiamo), ma su un aspetto tipicamente
italiano della classe imprenditrice: l'emergenza come alibi per sospendere
le attività quotidiane, per rinviare gli impegni, per prendersi una
piccola vacanza.
Chi, come noi, è in continuo rapporto
col mercato e dunque con le aziende avrà, in questo periodo, metabolizzato
frasi del tipo:
beh per adesso bisogna aspettare,
sa c'è
la guerra.
E' come se, noi italiani (almeno una buona percentuale), fossimo così
sensibili così delicati da non poter lavorare se c'è gente
che soffre, che muore in guerra.
Giusto, diranno i "moralisti" sinceri,
bisogna saper dare la priorità alle cose importanti della vita: la
libertà, la democrazia, la pluralità di opinioni, l'autodeterminazione
dei popoli.
Tuttavia, riprendendo il provocatorio articolo
di Panorama, ci viene da pensare in modo cinico ma smaliziato: e se fosse
la solita scusa per evitare di fare, per rimandare a domani quello che si
potrebbe fare oggi?
I Motivi per pensarlo certo non mancherebbero.
In genere in Italia, - ed i commerciali lo sanno molto bene - ci sono pochi
e brevi periodi in cui le aziende fanno, progettano, vendono o acquistano,
poi tutto il resto del tempo é un continuo sentirsi dire dalla collaboratrice
di turno: "
beh sa in questo periodo di chiusura fiscale
,
beh sa fra un po' è estate
, beh sa fra un po' è Natale,
beh sa a questo punto sarebbe più conveniente aspettare l'anno nuovo,
beh sa
, beh sa
Allora, se riscontrate in queste risposte cose già sentite,
converrete con noi che molto spesso l'emergenza è un alibi per sospendere
le attività quotidiane, per rinviare gli impegni, per prendersi una
piccola vacanza. L'Italia "che lavora" è così indaffarata
a discutere della guerra, a formulare ipotesi, a mostrare preoccupazione
e sgomento, che di tempo per lavorare ne resta ben poco.
Quindi, accettata questa peculiarità di noi italiani non resta
che sperare che un giorno non ci siano più "guere" in nessun
luogo neanche su Marte, altrimenti le collaboratrici continueranno a dire:
"
beh sa c'è la guerra, beh sa fra un po' è estate,
beh sa fra un po' è Natale, beh sa
., beh sa.
Oppure, l'alternativa è quella più ovvia: evitare di
trovare scuse, avere la costanza di lavorare sempre (prima e dopo l'estate),
non angosciarsi eccessivamente per una presunta guerra nel Golfo piuttosto
che su Marte, perché, nel lavoro così come nello spettacolo
l'unica massima sempre valida è: the show must go on.