Notiziario Gemini Europa - Ottobre 2000


Formazione


Dalle piccole imprese alle banche la formazione dev'essere strategica

Com'è cambiata la Formazione, anche in Italia

La qualità della Formazione



Dalle piccole imprese alle banche la formazione dev'essere strategica


Avere successo, oggi, nello svolgimento dell'attività "aziendale", vuol dire muoversi nell'area strategica di propria competenza con criteri funzionali e innovativi, in grado cioè di poter dare risposte immediate e su ogni problematica aziendale. In quest'ottica i fattori critici di successo, per le imprese, sono la flessibilità del fattore umano e la rapidità con cui si danno le risposte ad esigenze sempre nuove ed impreviste, data la velocità con cui cambiano gli scenari e le condizioni strategiche.
Quindi, alle imprese non basta più avere, soltanto, un miglioramento o un rinnovamento tecnologico, occorre invece che questo sia accompagnato da un adeguato sviluppo delle risorse umane. E' questo il "bene più prezioso di ogni "struttura" in qualsiasi settore o competenza. E necessario, dunque, cambiare il modo in cui si compete, imparando nuove strategie e modificando i metodi d'azione.
Fino a ieri la formazione
e la consulenza venivano accettate malvolentieri ed in maniera discontinua dagli imprenditori, infatti essi le consideravano solamente un costo con dei benefici aleatori.
Nell'attuale contesto
, la formazione dev'essere vista in chiave strategica. Attraverso i programmi formativi e la consulenza, le imprese, hanno la possibilità di differenziarsi dai loro concorrenti e soprattutto hanno l'opportunità di ridefinire la professionalità in azienda. Per adeguare le risorse umane agli andamenti del mercato la strada da percorrere, per le imprese (grandi e piccole), dall'industria alle banche, è quella di guardare in un'ottica strategica la formazione e la consulenza aziendale. La realtà delle piccole imprese è difficile e complessa, oggi più che mai. Per le Aziende, risulta di vitale importanza avere delle risorse umane formate correttamente e che abbiano il coraggio, la motivazione, l'attitudine alle responsabilità, ovvero, le competenze giuste per far fronte alle rapide trasformazioni in atto. Come è naturale pensare, i problemi dei piccoli imprenditori non saranno gli stessi che avranno coloro che lavorano in banca; ne consegue che la formazione, pur mantenendo come punto in comune l'orientamento al cliente, dovrà prevedere le differenti esigenze.
Oggi, l'ambiente competitivo delle banche è mutato, esse devono pertanto cambiare le loro strategie ed il loro modo di "approcciare" il cliente. Fino a qualche anno fa la formazione fatta nell'ambiente bancario era sinonimo di addestramento al lavoro, cioè veniva usata soltanto per insegnare "il mestiere" agli operatori di banca. Inoltre, nel mondo bancario vi è una forte specializzazione e una netta divisione dei compiti; questo significa che ognuno è competente unicamente nella propria area e non è tenuto a fornire informazioni su nient'altro. Il tutto, ovviamente, va a discapito del cliente che avendo più esigenze è costretto a visitare più operatori anche per ottenere soltanto un'informazione. Detto ciò, viene da sé‚ che la formazione fatta per una banca deve avere una duplice valenza: aiutare gli operatori ad imparare il lavoro in senso stretto ("il mestiere") e soprattutto ad apprendere il modo di svolgerlo al meglio in relazione al cliente. Occorre "orientare" il lavoro degli operatori verso il cliente che deve essere considerato vitale per l'attività della banca.
La formazione deve risultare di orientamento al cliente e diventare pertanto un mezzo attraverso il quale i bancari possono allargare le loro competenze per fornire un servizio più ampio e completo: una formazione intesa quindi come strategia per migliorare il servizio ed attrarre nuovi clienti.

Il discorso è differente per la piccola e media impresa dove la formazione deve essere, necessariamente, affiancata da un'attività di consulenza. Infatti, nelle piccole e medie imprese si lavora a ritmi elevati ed ogni singolo elemento dell'organico è indispensabile per l'erogazione del prodotto e/o servizio. Valutando ciò, la Formazione rischia di sottrarre elementi operativi importanti e vitali, agli organici delle piccole e medie imprese.
Tuttavia, per garantirsi le necessarie competenze, si deve puntare ad allargare ed approfondire le competenze attraverso la formazione, ma altresì si deve agire mediante un'azione di consulenza diretta, che fornisca consigli utili per rendere, la formazione, utile e propedeutica al lavoro.

Un'azione di consulenza preventiva avrebbe, anche, il fine di portare ad una più adeguata formazione, in quanto i consulenti potrebbero indirizzare i corsi di formazione verso quegli ambiti dove, di persona, hanno rilevato più problemi. In conclusione, le strade vincenti che le piccole imprese e le banche possono percorrere per raggiungere un buon risultato in termini di miglioramento strategico e competitivo sono quelle di una formazione articolata e diretta, accompagnata da un'azione di consulenza che aiuti a migliorare, agendo, con soluzioni personalizzate a seconda dell'azienda. Per avere altri elementi informativi sulle possibili metodologie formative, consigliamo: www.eformanager.com

 

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Com'è cambiata la Formazione, anche in Italia

Non è facile scrivere di formazione, di fronte alla grande quantità di pagine disponibili sul tema, pagine che descrivono le novità, gli ultimi metodi e i fatti formativi. Tutto questo, letto in positivo, significa che la tensione verso la formazione, anzi le formazioni, aumenta come aumentano gli interessi di varia natura a realizzare corsi, a sviluppare interventi formativi un po' in tutte le organizzazioni (anche se spesso, come del resto accade in molti altri campi, il "parlato" è molto più ricco di quanto effettivamente "agito"). La formazione è un'esperienza d'apprendimento, una delle molte, una delle possibili nell'età adulta; essa, a differenza di altre, è un'attività finalizzata prioritariamente a produrre apprendimento; è quindi un processo organizzativo che si intreccia con il più ampio e articolato processo di gestione delle persone che operano in una organizzazione.
L'organizzazione, qualsiasi essa sia, apprende tramite i suoi attori.
Le organizzazioni crescono e si sviluppano se si sviluppano i loro attori. La formazione rappresenta così un punto d'incontro fra le potenzialità e i bisogni dell'individuo e le potenzialità e i bisogni dell'organizzazione, fra il sapere individuale, e il saper fare organizzativo.
L'obiettivo della formazione è quindi il sapere, in termini di promozione, diffusione, aggiornamento e sviluppo per tutti coloro che operano nell'impresa. Questo obiettivo è oggi perseguito con un'attività sempre più continua perché le organizzazioni hanno sempre più bisogno di migliorare il proprio livello di competenza. Se un tempo, anche non lontano, era possibile tenere separati il momento dell'apprendimento (la scuola), da quello del lavoro (la fabbrica, l'ufficio), quasi fossero due grandi scansioni biologiche della vita dell'individuo, oggi questo non è più possibile. Nessuno, neanche chi si presenta al lavoro con il più ricco curriculum scolastico, riesce a vivere per più di qualche anno dell'eredità che la scuola gli lascia in termini di preparazione professionale.
Questo significa che, anche durante la vita di lavoro, non si può smettere di "continuare" ad imparare.

Oggi e ancor più domani i tempi dell'apprendere e del lavorare non possono più restare separati ma in parte si devono sovrapporre. Il tempo per apprendere, inoltre, deve servire soprattutto ad imparare e ad imparare a lavorare; il tempo del lavoro deve diventare sempre più anche un tempo di apprendimento delle conoscenze e delle capacità nuove e diverse, necessarie per mantenersi aggiornati e contribuire sia al proprio sviluppo individuale, sia alla competitività dell'organizzazione di appartenenza. L'attuale logica economica impone infatti di continuare ad investire sulle persone in modo da garantire un processo di istruzione e formazione che continui per tutta la vita lavorativa. In Italia, il Protocollo sulla Politica dei redditi e dell'occupazione del luglio 1993 riconosce che le parti (Governo, Imprese, Sindacati) condividono l'obiettivo di una modernizzazione e riqualificazione dell'istruzione e dei sistemi formativi, finalizzati all'arricchimento delle competenze di base e professionali e al miglioramento della competitività del sistema produttivo e della qualità dei servizi.
Le organizzazioni apprendono quando i singoli e i gruppi acquisiscono nuove competenze e concretizzano, nei risultati, azioni che derivano dall'apprendimento. Per realizzare "apprendimento" nelle organizzazioni occorre, quindi, sviluppare capacità e conoscenze che devono però essere condivise; si devono creare infatti le condizioni favorevoli per realizzare un collegamento organico e non casuale fra apprendimento individuale e trasferimento al gruppo e all'organizzazione (c.d. learning organization).
Per la sopravvivenza dell'organizzazione occorre altresì che le competenze rimangano e si rinnovino all'interno della stessa, anche quando le persone cambiano. La formazione è quindi un'attività, finalizzata prioritariamente e strategicamente a distribuire apprendimento nell'organizzazione, creando, occasioni e luoghi favorevoli alla relazione, allo scambio, al confronto, allo studio.
Formazione delle persone e addestramento ai bisogni delle organizzazioni sono quindi, sempre di più, attività fisiologiche, necessarie a sostenere lo sviluppo dei singoli e dell'impresa, che devono essere fatte durante tutta la vita aziendale delle persone, in occasione dell'ingresso come della crescita professionale, dei passaggi di carriera e nei cambiamenti organizzativi.
Ma come si realizzano gli interventi formativi? Nella comune percezione, la formazione evoca in concreto la formula dei "corsi in aula" ovvero una "struttura educativa" definita da obiettivi, contenuti, metodi, materiali, tempi, luogo, docenti e partecipanti. Si tratta di una struttura che in larga misura corrisponde, nei suoi elementi essenziali, alla più generale struttura educativa tipica della Scuola.
Nel tempo tuttavia il tradizionale corso d'aula ha visto, un forte sviluppo di altri canali di comunicazione-apprendimento più attivi e coinvolgenti (studi di casi, progetti di gruppo, simulazioni di situazioni reali ecc.). Pertanto, ai diversi aspetti delle capacità manageriali, sempre più e meglio, si fanno corrispondere metodi didattici diversi che possano concorrere a realizzare ciascun specifico obiettivo formativo.
Si sono pertanto sviluppati nuovi metodi didattici che recuperano gli aspetti di concretezza propri dell'esperienza diretta, in coerenza con gli stili di apprendimento più orientati alla sperimentazione e alla pratica operativa. In particolare, partendo da esperienze teorizzate e sperimentate negli USA già negli anni '70, si è andato affermando un metodo pedagogico - l'action learning - promuovendo il collegamento stretto fra il processo di apprendimento individuale e i cambiamenti organizzativi. In sintesi si può dire: la nuova frontiera della formazione sta orientandosi quindi, da una funzione episodica, ad una formazione a programma (continua, sistematica, centrata nei soggetti oltre che nell'organizzazione). Si stanno superando i "limiti dell'aula" alla ricerca di una maggiore integrazione fra formazione e lavoro quotidiano. Le nuove tecnologie multimediali e interattive rendono possibile un maggior disimpegno dei vincoli di aula e di tempo, la possibilità di raggiungere grandi quantità d'utenti ed anche la personalizzazione dei percorsi formativi. Si propongono così nuove metodologie e nuove tecniche didattiche più funzionali, coerenti ed efficaci. In questo nuovo scenario, la formazione professionale si concentra ancor più su un profilo di ricerca, progetti, facilitazione dei processi di apprendimento, per costruire sul campo occasioni continue di miglioramento, capitalizzazione e diffusione delle competenze. Per avere un altro elemento su cui ripensare la "formazione" si consiglia: www.eformanager.com

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La Qualita' della Formazione


Le recenti evoluzioni dei contesti competitivi, i nuovi scenari aziendali "europei", l'avvento delle nuove tecnologie, pongono il tema della "Qualità della Formazione" al centro dell'attenzione.
Specializzazione e perfezionamento delle professionalità sono fondamentali per non essere marginalizzati dal mercato, ma anche, anzi soprattutto, per poter ambire all'acquisizione di nuovi mercati e nuovi clienti.
In particolare la formazione, rappresenta il primo elemento propulsivo verso un nuovo sistema imprenditoriale dove la qualità diventa un fattore diffuso. Il concetto di "qualità " assume dunque un ruolo determinante. Lo sforzo da compiere è duplice: da una parte, le imprese sono chiamate ad un importante impegno aggiuntivo in termini di programmi di formazione, nuovi investimenti e riorganizzazione delle funzioni e dei processi produttivi legati a nuove logiche di valutazione e valorizzazione delle risorse umane; dall'altra, deve crescere la disponibilità dei singoli ad assumere il ruolo di soggetti attivi nell'attuazione dei principi della qualità, in un'ottica di maggiore responsabilizzazione di ogni risorsa produttiva.
Un'ulteriore considerazione va fatta in relazione al mutamento dei bisogni formativi: questi sono in continua evoluzione, così come le stesse frontiere della scienza manageriale.
E pur vero che il concetto di qualità non è ancora entrato nel sistema culturale di molte imprese e che queste dovranno compiere un grande sforzo per recuperare competitività e quote di mercato, ma per far questo riteniamo fondamentale ripartire da un processo formativo dinamico, moderno ed in grado di rispondere alle nuove esigenze richieste dal cliente.
E' dunque la formazione che, se ben programmata, può far scaturire in un'organizzazione, quella necessaria rivoluzione della scienza aziendale, ovvero: nuove competenze per un nuovo e più complesso mercato.
Questo necessario passaggio, presuppone un aspetto fondamentale: la formazione (di qualità) deve garantire quella crescita continua e programmata, in grado di supportate "tutti" in quel necessario aggiornamento professionale, oggi indispensabile.
Su ogni mercato le nostre produzioni devono confrontarsi per prezzo, qualità, contenuto tecnologico, con le produzioni di concorrenti di tutto il mondo. Chi vive in un ambiente produttivo sa che il progresso della tecnologia (e l'innovazione che ne consegue) è una condizione indispensabile.
Senza innovazione non c'è competitività.
L'Italia affronta la sfida della tecnologia e della globalizzazione partendo da posizioni arretrate. Investiamo nella ricerca e sviluppo 1'1,3% del Pil, contro percentuali del 2% o 3% degli altri Paesi. Le spese di ricerca rappresentano 1'1% del valore della produzione industriale, in aumento rispetto allo 0,6% dei primi anni Novanta, ma distanti dal 2,5% che si registra in Germania.
Dal punto di vista della valorizzazione del capitale umano, che è il patrimonio più importante di un Paese, viviamo un profondo squilibrio tra staticità del sistema educativo e diffusione delle nuove tecnologie.
Ne consegue che il cambiamento, che per altre aree economiche è progresso, per noi è minaccia.
La sfida infatti posta da questa rivoluzione, come sottolineano William H. Davidow e Michael S. Malone nel loro libro "L'azienda virtuale", implica che le imprese che desiderano rimanere competitive devono imparare rapidamente a padroneggiare sia le reti informative, sia quelle delle interrelazioni. La tecnologia da sola, non accompagnata da cambiamenti adeguati nel resto dell'azienda, si rivelerà un fallimento. Per la stessa ragione, questo processo di revisione delle strutture aziendali dovrà essere rapido e completo.
Per sostenere la competizione, le imprese moderne, piccole o grandi che siano, hanno bisogno di perseguire condizioni che appaiono tra loro contraddittorie:

- più specializzazione ma anche più integrazione;
- più autonomia e imprenditività, ma anche più partecipazione al gioco di squadra;
- più innovazione e creatività ma anche più rapidità ed efficienza;

Questo vuol dire, che in ogni azienda, o organizzazione, è necessario quel processo di integrazione fra le varie funzioni, è necessario che "tutti" a qualsiasi livello abbiano le competenze per comprende le logiche del meccanismo aziendale. E' necessario cioè che dal manager alla front-line scaturisca quel processo di continua evoluzione e di continua collaborazione fino a ieri non necessari. In termini formativi, queste condizioni sono perseguibili con una formazione innovativa, non più in aula (non c'è più il tempo per lavorare e poi aggiornarsi), ma dal proprio posto di lavoro (tramite web). In Europa sembra essere, questa della "formazione on-line", una strada percorsa da molti e con buoni risultati in termini di efficienza, competenza, capacità nel dare risposte immediate, integrazione fra le varie funzioni aziendali.
Bisogna dunque, formare e consolidare quel "gioco di squadra" che si sta' rivelando l'elemento di successo per le nuove aziende. Come sempre, "ogni era" porta con se nuovi principi, e quelli portati dall'era multimediale sembrano essere basati su: flessibilità del lavoro, capacità nel dare risposte immediate, specializzazione e integrazione.
Questo è l'obiettivo ed il risultato che una formazione aziendale deve perseguire, solo così l'Azienda e i singoli imprenditori possono progettare "il presente".

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