Notiziario Gemini Europa 050198
Novembre/Dicembre 1998
"Quante piu' informazioni abbiamo a disposizione, tanto meglio saremo in grado di pensare creativamente". [Edward De Bono, Essere creativi.]
SOMMARIO
* Certificazione di Sistema Qualità (norme ISO 9000) nel settore edile
* APPRENDERE FACENDO - LA FORMAZIONE MANAGERIALE
* Il marketing di guerriglia
* Gemini Europa entra nel mondo dell’outsourcing
* Suggerimenti
* Novita' Gemini Europa
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Certificazione di Sistema Qualità (norme ISO 9000) nel settore edile
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La lettura dei quotidiani e delle riviste specializzate ci offre un'ampia
rassegna sulla certificazione delle aziende secondo le normative ISO 9000
(più comunemente conosciuta come certificazione di qualità) ; non è
difficile venire a conoscenza di cifre e di statistiche relative alla
certificazione in Italia divisa per settori.
Più arduo, a nostro parere, è trovare delle
informazioni sulle esperienze che derivano dall'applicazione del Sistema
nelle piccole e medie imprese. Il settore edile, in particolare, incide con
un rilevante peso specifico sulla numerosità delle piccole e medie imprese.
Ma a cosa può servire il Sistema Qualità e la relativa certificazione ad un
imprenditore che deve combattere ogni giorno per aggiudicarsi un lavoro con
il criterio del massimo ribasso ? Se è vero com'è vero che gli enti
appaltanti hanno la responsabilità di avviare o meno il volano
dell'economia del settore, e' pensabile strutturare una catena della
qualità che parta dalla Pubblica Amministrazione fino ad arrivare alle
imprese di costruzioni ed al relativo indotto (come fornitori di materiali
per la costruzione e studi di progettazione)?
Tali quesiti sono frequenti tra gli imprenditori edili che si imbattono
nella certificazione di qualità. La questione sembra irrisolvibile a meno
che non si cerchi di individuare che cosa sia veramente controllabile da un
imprenditore e che cosa, invece, appartenga ad una dinamica globale non
influenzabile. Da una parte, infatti, esistono i criteri di "buona
gestione" aziendale (che sono quelli recepiti nella normativa iso 9000),
dall'altra esiste uno scenario che è quello nel quale l'impresa opera. E'
un dato di fatto che l'imprenditore può migliorare le performances
aziendali tramite l'adozione e il controllo delle tecniche e le metodologie
previste dalle norme iso 9000 per la certificazione di qualità . E'
impensabile, d'altro canto, che le distorsioni relative ai meccanismi
d'assegnazione delle gare siano un buon motivo ( o peggior cosa "un alibi")
per procastinare l'adozione sistematica del controllo qualita' in azienda.
In conclusione, l'adozione del Sistema Qualità conforme alle normative Iso
9000 (ISO 9001 e 9002), è un'occasione per rendere più controllabili i
processi interni che vanno dalla corretta preparazione della documentazione
e dei certificati richiesti (sia per il pubblico incanto che per la
licitazione privata) fino alla pianificazione del cantiere. La normativa
iso 9000 ci richiede solo l'adozione di semplici principi di buona gestione
e non di regole immutabili che impongano un controllo eccessivo e costoso.
La normativa infatti fornisce la possibilità di gestire in maniera
differente un cantiere complesso rispetto ad un pronto intervento : e' del
tutto evidente che nel primo caso sarà richiesta un'organizzazione
preventiva del cantiere (risorse umane e materiali, gestione dei subappalti
e tempi di massima) mentre nel secondo caso sarà sufficiente predisporre
un sistema per la ricezione delle chiamate dal parte del cliente e la
corretta comunicazione per l'invio della squadra di pronto intervento. Nel
prossimo bollettino approfondiremo gli aspetti del controllo dell'evasione
delle gare e del cantiere.
Alessandro Monti
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APPRENDERE FACENDO - LA FORMAZIONE MANAGERIALE
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Iniziamo con una storiella che, in diverse versioni, viene raccontata nella maggior parte dei corsi manageriali "classici".
In una fitta foresta tre uomini saggi e ciechi incontrano un elefante.
Il primo dei tre saggi, dopo aver esaminato accuratamente una zampa dell'animale, dichiara: "Si tratta di un importante edificio costruito su colonne maestose".
Il secondo, dopo aver toccato la coda, enuncia: "Si tratta solo di una semplice corda".
Il terzo saggio riesce a toccare le zanne dell'elefante: "Sono delle spade molto acuminate".
L'obiettivo principale della formazione manageriale e' quello di fornire una visione d'insieme dell'azienda attraverso un apprendimento pratico.
L'azienda va vista nella sua complessità e con un approccio olistico: non si va da nessuna parte considerando solo i conti economici, oppure badando solo al marketing, o solo alla produzione e così via.
È necessario avere sempre presenti tutti gli elementi interni ed esterni che influenzano la vita di una impresa:
1. il mercato: la domanda, le informazioni sul mercato, la concorrenza, i fornitori;
2. lo scenario: le leggi, l'economia, i rapporti con le istituzioni finanziarie;
3. il personale: non solo la retribuzione e i rapporti sindacali;
4. il progresso tecnologico: porre costante attenzione alle nuove tecnologie.
Accade spesso che un manager senta il bisogno di avere un qualche strumento per prevedere le conseguenze di una decisione.
In un business game questo sarebbe possibile: basta fornire ad ogni partecipante un semplice programmino e ciascuno potrebbe verificare "cosa succede se" e anche "che fare per ottenere cosa" ("What if" e "How to"). Ma la realtà è ben diversa.
Nei periodi di grandi cambiamenti non é semplice fare previsioni. Stiamo assistendo a grandi cambiamenti in tutti i settori che interessano la vita delle imprese: finanza, tecnologia e mercato. È tempo quindi di grandi cambiamenti anche nella gestione delle imprese: avranno probabilità di permanere solo quelle imprese che avranno imparato a vivere in maniera dinamica, capaci di grande flessibilità organizzativa e che sapranno adattarsi rapidamente per affrontare le nuove sfide del mercato. Gestire nel cambiamento vuole dire quindi per un imprenditore/manager prima di tutto non dare niente per scontato ed acquisito: tutti quelli che erano considerati punti fermi di una gestione professionale hanno o stanno dimostrando le loro debolezze. Grandi imprese a livello mondiale, che si pensava solidissime ed eterne, gestite seguendo tutte le più moderne regole del management, sulla cui storia organizzativa sono stati scritti volumi ancora oggi studiati nelle migliori scuole ed università del mondo, sono oggi in crisi. E questo in tutti i settori: l'informatica, l'elettronica, la meccanica, l'energia, i trasporti... Non é quindi possibile adottare dei modelli organizzativi e gestionali sicuri e collaudati; non é quindi più possibile seguire regole fisse, é però imperativo restare legati a dei principi generali.
Nello sviluppare un corso per manager/imprenditori è necessario mettere in pratica alcuni principi generali dell'apprendimento continuo.
L'apprendimento continuo è alla base del successo dell'impresa.
Il successo di un'impresa presuppone la capacità di perseguire con continuità e sistematicità i processi e gli obiettivi dell'impresa.
Esistono diversi principi e metodologie per sviluppare questa capacità.
Nessuna azienda può esistere senza clienti e i clienti vanno curati come un grande patrimonio dell'azienda, se si vuole che essi siano gli ambasciatori e i "venditori" dell'azienda e dei suoi prodotti o servizi. Su questo argomento si è scritto molto. Esistono varie metodologie e strumenti per fare in modo che tutte le risorse umane dell'azienda comprendano e facciano proprio questo modo di pensare e di agire: il cliente viene prima di tutto, il cliente è il solo che può licenziare tutti, il cliente è il vero padrone dell'azienda.
Immaginare che questo nuovo modo di pensare possa essere trasferito alle risorse umane nel modo tradizionale, vale a dire con i sistemi tradizionali di formazione, è assolutamente una gran perdita di tempo e denaro. La (tras)formazione da un approccio aziendocentrico ad uno clientocentrico deve basarsi su cinque fondamentali principi dell'apprendimento, se si vuole che le persone crescano continuamente e siano sempre pronte al cambiamento.
I cinque principi dell'apprendimento
1. L'apprendimento è una (tras)formazione che si sviluppa nel tempo
L'apprendimento è il processo mediante il quale le persone cambiano il modo di interpretare e comprendere le proprie esperienze. Lungo tutta la nostra vita noi costruiamo complessi modelli d'apprendimento che ci permettono di capire attraverso le esperienze. Modificare questi modelli non è semplice: è necessario mettere in discussione e cambiare i vecchi modelli, le vecchie conoscenze e le vecchie idee prima che il nuovo apprendimento possa avere successo.
Il processo d'apprendimento si sviluppa nel tempo: si incontrano nuove idee e si diviene consapevoli di altre convinzioni, si adottano le nuove idee e si usano in diverse situazioni, infine ci si assume la responsabilità di trasferire ad altri le nuove idee.
In pratica
L'organizzazione produttiva è oggi più leggera e più veloce e ha una grande esigenza di apprendimento continuo. È importante quindi che l'azienda sostenga la formazione interna utilizzando opportune metodologie e strumenti e costruendo percorsi di apprendimento personalizzati e premianti. Si tratta, in effetti, per l'azienda di progettare, mettere in atto e gestire un processo formativo che risponda alle esigenze dell'azienda e a quelle della risorsa umana.
2. L'apprendimento è una successione continua di azioni e riflessioni
Si apprende operando e quindi riflettendo in maniera concreta sul processo che si è adottato. Il riflettere, vale a dire l'esaminare e consolidare, su quello che si è compiuto porta a una nuova comprensione, che a sua volta guiderà le azioni successive.
In pratica
L'azione fa in modo che si mettano in pratica nuove idee e la riflessione produce un nuovo modo di organizzare mentalmente le nuove idee. L'apprendimento e il mettere in pratica devono essere attività completamente integrate. La formazione secondo il metodo "apprendere facendo" (learning by doing) consiste nel fare in modo che la risorsa metta in pratica le nuove attività e comportamenti nella realtà esistente insieme a colleghi e manager che condividano gli stessi obiettivi. Il mettere in pratica quanto appreso dovrebbe avvenire fin dall'inizio del processo di apprendimento e essere svolto durante tutto il processo.
3. L'apprendimento è efficace quando concerne argomenti importanti per chi apprende
Apprendiamo per poter rispondere ai nostri bisogni e desideri. Siamo motivati o dal desiderio di acquisire nuove conoscenze o dalla consapevolezza delle conseguenze negative derivanti dal non apprendimento. L'apprendimento è in generale più veloce quando è legato ad obiettivi personali o organizzativi.
In pratica
Apprendere facendo è molto efficace, lo è ancora di più quando il fare è importante per il lavoro che si svolge. È molto importante quindi legare le "lezioni" al lavoro effettivamente svolto.
4. L'apprendimento è efficace quando si svolge in gruppo
Quando il processo di apprendimento avviene insieme ad altre persone si ha la possibilità di condividere e comunicare (mettere in comune) la comprensione di ciò che si è appreso. In effetti, si ha la possibilità di conoscere le interpretazioni degli altri e mettere in discussione le proprie.
Inoltre apprendere in gruppo costruisce meglio la collaborazione nell'applicazione di ciò che si è appreso e questo, a sua volta, produce risultati migliori per l'azienda.
In pratica
È noto che per risolvere problemi difficili e complessi è oggi necessario lavorare in gruppo. È ovvio quindi che si ottengono risultati migliori apprendendo in gruppo. Apprendere in gruppo inoltre trasmette contemporaneamente a più persone il senso di entusiasmo che promuove più facilmente la collaborazione. Con la tendenza all'appiattimento dei livelli organizzativi (riduzione del middle management) la capacità e la mentalità collaborativa ha assunto un importante ruolo nell'azienda. In molte aziende oggi si incentiva la capacità di apprendere, l'applicazione di ciò che si è appreso e, prima di tutto, la capacità di trasmettere ciò che si è appreso.
5. L'apprendimento è efficace se si sviluppa in ambiente sereno e tranquillo
Apprendere vuol dire impadronirsi del nuovo e sperimentarlo e questo è possibile farlo se non si ha timore di correre rischi. È quindi essenziale agire in un ambiente non minaccioso e sereno. L'apprendimento è più profondo se si fa tesoro di piccoli errori che se ci si esalta per i successi. Se non si ha la possibilità di accettare sfide intellettuali ed emozionali ci si adagia sui vecchi metodi e non si cercheranno mai altre strade per fare meglio.
In pratica
Il processo di apprendimento non è semplice: si tratta di sospendere il giudizio, mettere in discussione i comportamenti e sfidare le ipotesi; pertanto è necessario spingere le persone all'apprendimento, ma bisogna farlo con cura e delicatezza per non rischiare che le persone si sentano minacciate e nascondano il loro presente stato di conoscenza. A livello organizzativo l'azienda deve dare il massimo supporto alle attività di apprendimento, incoraggiando l'efficienza, eliminando dannose competitività tra colleghi, offrendo critiche costruttive, evitando minacce e punizioni e premiando i risultati.
Giuseppe Monti
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Il marketing di guerriglia
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In tempi in cui c'e' ancora qualcuno che, a proposito di marketing, parla, e scrive purtroppo, di Karl von Clausewitz, di battaglie, di Giulio Cesare, De Bello Gallico et similia, crediamo sia utile dire che da allora, vogliamo dire dai tempi di Kotler, le cose sono un po' cambiate sia per quanto riguarda tutto quello che ci circonda sia per quanto riguarda le teorie, se cosi' si possono chiamare, sul marketing. Basti pensare che ai suoi tempi la velocita' con cui Giulio Cesare muoveva le sue legioni era di circa 35 chilometri al giorno, e questa velocita' e' rimasta tale sino ad un centinaio di anni fa, vale a dire per circa 2000 anni. Oggi le cose sono un po' cambiate.
Per quanto riguarda le teorie, oggi, anzi da qualche anno, si parla di Chaos Marketing, Foresinc Marketing, Concurrent Marketing, Guerrilla Marketing, per citarne solo alcune: come si vede siamo andati un po' piu' avanti rispetto a Kotler. Naturalmente i principi di base del marketing, ma sicuramente non le vecchie definizioni, sono ancora validi; certamente le regole del marketing vanno conosciute, ma per essere rotte. E' di questo che vogliamo parlare: del marketing di guerriglia, del marketer/guerrigliero che rompe le regole non solo di Von Clausewitz, ma anche quelle di Mao Tse Tung.
Ci piace, a questo punto riportare una interessante, secondo noi, citazione di Tom Peters (il guru del Liberation Management): "La democrazia e i mercati sono disordinati, ma funzionano. Il sistema democratico (americano) e' un confuso esperimento, mai finito. I mercati sono troppo complessi per essere capiti; il loro sviluppo non e' bello a vedersi. Ma nonostante, o proprio per, la loro confusione, la democrazia americana e i mercati funzionano. Non vi fidate di quelli che vogliono mettere ordine."
Parlare quindi di regole per il marketing di guerriglia sembra un controsenso. Abbiamo pero' detto che e' necessario conoscere le regole per poterle rompere, ed e' in questo senso che riporteremo alcuni principi fondamentali di questa tecnica. Questi principi sembreranno solo senso comune, ma e' incredibile quanto il senso comune non sia poi tanto comune.
Vediamo prima di tutto come si muove un guerrigliero: viaggia leggero, e' flessibile e opportunista, e' imprevedibile, ha obiettivi precisi, ha sempre una via di fuga o un'alternativa, e' paziente, e' coraggioso, e' fortemente motivato, fa tesoro delle sue e delle altrui esperienze, si documenta, pianifica nel dettaglio ed e' sempre pronto a modificare il piano, e' innovativo.
Le armi leggere del guerrigliero del marketing:
5. non dimenticare gli obiettivi dell'azienda: questi non sono mostrarsi, oppure vendere ma piuttosto produrre profitto;
6. spiare i concorrenti: ottenere quante piu' informazioni possibili sui concorrenti, non per copiarli ma per migliorare quello che loro fanno;
7. stare attenti alle tendenze: vuol dire informarsi continuamente, tutte le informazioni sono importanti per un guerrigliero del marketing;
8. investire in comunicazione: parliamo di strumenti come fax, linee telefoniche, posta elettronica;
9. curare i dettagli: nel contatto con i clienti anche rispondere al telefono al primo squillo ha importanza;
10. coinvolgersi, non solo impegnarsi: nel breakfast con uova fritte e pancetta la gallina e' impegnata, il maiale e' coinvolto.
Giuseppe Monti
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SUGGERIMENTI
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Quelli che seguono sono solo suggerimenti derivanti da esperienze riportate e personali. Molti possono essere considerati solo senso comune, ma e' incredibile come il senso comune non sia poi tanto comune.
1. Quando un vostro collaboratore vi espone un problema, chiedetegli di proporvi almeno due soluzioni. La tendenza e' quella di scaricare il problema su qualcuno piu' alto in grado e lavarsene le mani. Se adottate questo metodo noterete presto che il numero dei problemi portati alla vostra attenzione diminuira'.
2. Migliorate il vostro modo di ascoltare. Cercate di evitare di:
a. pensare: "Che cosa vuol dire realmente?"
b. pensare a quello che direte dopo
c. sentire solo quello che vi fa piacere sentire
d. concentrare la vostra attenzione su chi sta parlando
e. voler essere d'accordo su tutto quello che ascoltate
f. cambiare discorso troppo rapidamente
3. Come gestire meglio una riunione.
a. Non entrare in competizione con gli altri partecipanti
b. ascoltare tutti: rifrasare e non giudicare
c. non mettere nessuno sulla difensiva: tutte le idee hanno un loro valore
d. controllare i partecipanti aggressivi
e. essere attenti e interessati e' molto contagioso
f. fate in modo che tutti siano informati sugli argomenti in discussione
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Gemini Europa entra nel mondo dell’outsourcing
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Sempre più spesso si sente parlare di outsourcing, ma il concetto è affrontato frequentemente in maniera generica. Le potenzialità offerte tuttavia sono enormi ed applicabili a moltissimi settori della propria azienda, potenzialità che in Italia sono sfruttate solo parzialmente.
Perché si possa trarre il maggior beneficio dall’outsourcing è però necessario seguire un approccio metodologico che elimini i rischi collegati alla cessione di proprie attività, seppure non strategiche, ad altri, ed al tempo stesso permetta di definire tutti gli strumenti di controllo del processo perché questo si mantenga sempre al massimo dell’efficienza, e garantisca il raggiungimento dei risultati attesi.
Gemini Europa è in grado di supportarvi in tutte le fasi di un progetto di outsourcing, dall’identificazione dell’attività da esternalizzare alla selezione degli outsourcer da coinvolgere, sino alla preparazione del contratto, da legare indissolubilmente agli obiettivi da raggiungere, ed al monitoraggio di questi ultimi attraverso indici studiati appositamente in funzione del tipo di servizio.
Per saperne di più sull’outsourcing, vi suggeriamo infine di consultare questi siti:
The Outsourcing Institute http://www.outsourcing.com/
Infoserver Ask the Outsourcing Experts http://www.infoserver.com/
Everest Outsourcing Management http://www.outsourcing-mgmt.com